Julia Kowalski, dopo Raging Rose, torna alla regia con Que Ma Volonté Soit Faite (Her Will Be Done), un’opera affascinante che sa creare un’atmosfera suggestiva, pur faticando a mantenere lo spessore della narrazione fino all’epilogo della storia.
Al centro della trama c’è Nawojka (Maria Wrobel), una giovane che sogna di diventare una veterinaria, allontanandosi finalmente dalla fattoria dove vive con il padre iper protettivo Henryck (Wojciech Skibinski) e i fratelli Tomek (Przemyslaw Przestrzeiski) e Bogdan (Kuba Dyniewicz), dai comportamenti poco amorevoli e che superano i confini del bullismo. L’asfissiante vita nella provincia francese viene scossa dall’arrivo di Sandra (Roxane Mesquida), una ragazza fuori dagli schemi imposti dalla comunità locale e che attira l’attenzione della protagonista, già tormentata da una presunta maledizione demoniaca ereditata dalla madre. L’ombra di un male che non può controllare la tormenta, la fa vivere in agonia, e mette sempre a rischio il suo equilibrio mentale, mentre intorno a lei iniziano ad avvenire fatti strani come la misteriosa morte di alcune mucche.
Il film di Kowalski riesce a trasportare gli spettatori in una realtà sospesa tra realtà e misticismo sfruttando nel migliore dei modi l’ottimo lavoro compiuto dal direttore della fotografia Simon Beaufils e del compositore Daniel Kowalski. Elementi tipici degli horror ispirati al folklore si uniscono a un ritratto molto cinico e freddo della vita in provincia, tratteggiando personaggi segnati in vario modo da una vita in cui la violenza, fisica e psicologica, è una presenza costante che sembra avvelenare ogni speranza di un futuro migliore.

Maria Wrobel è particolarmente brava nella sua interpretazione di una giovane donna intrappolata in un’esistenza opprimente che la vede obbligata a combattere con i suoi impulsi e un’angoscia crescente alimentata dalla paura di non poter controllare il proprio destino.
La dimensione umana del film è convincente e gestita in modo intelligente dalla regista grazie a un mix di suggestioni, tensione emotiva ed elementi sovrannaturali disturbanti e inspiegabili, costruiti su un delicato equilibrio tra corpo e mente che si spezza nell’ultimo atto del racconto.
L’epilogo della storia, purtroppo, non riesce a non suscitare un po’ di disappunto e delusione a causa dell’incapacità di offrire un finale all’altezza delle aspettative, considerando il modo in cui l’artista aveva trovato un modo brillante e originale di ritrarre una società misogina e oppressiva senza scivolare in stereotipi e cliché troppo marcati.
Her will be done rimane comunque un film in grado di affascinare e trascinare gli spettatori in una realtà molto distante dalle immagini da cartolina della provincia francese e regalare una performance femminile memorabile per intensità emotiva e forza espressiva.
