La ragazza con la Leica – Orizzonti
Alina Marazzi porta sul grande schermo la storia della fotografa Gerda Taro in La ragazza con la Leica, dando spazio al suo impegno politico e ai suoi legami sentimentali, tra cui il rapporto con Robert Capa, senza dimenticare una rappresentazione della scena politica internazionale degli anni in cui la giovane ha messo la sua arte al servizio delle lotte sociali e del tentativo di fare luce sulla verità dal fronte dei conflitti.
Le interpretazioni del cast – che comprende Emilia Schule, Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander e Thomas Schubert – sono piuttosto convincenti, a differenza della struttura narrativa scelta dalla filmmaker. I salti temporali indeboliscono l’impatto emotivo degli eventi, la dimensione sentimentale risulta eccessiva e senza il necessario spessore, e alcune scene, in particolare negli ultimi minuti, appaiono poco ispirate e quasi stucchevoli nel loro tentativo di creare un coinvolgimento degli spettatori.

Ink – Venezia 83 Concorso
Danny Boyle torna alla regia per raccontare con Ink l’ascesa di The Sun, la testata britannica che è uscita dagli schemi per portare vita a un nuovo format giornalistico in cui notizie, scandali, curiosità, gossip e foto molto discusse si fondono per attirare i lettori e aumentare i dati di vendita.
Lo stile registico di Boyle, dal ritmo incalzante enfatizzato da una sempre brillante colonna sonora, si adatta bene al racconto in cui morale ed etica vengono messe continuamente in discussione nel tentativo di raggiungere una vittoria personale e professionale dalle conseguenze sociali significative e a lungo termine, non solo nel panorama dell’editoria.
Jack O’Connell guida un cast di altissimo livello, che comprende gli ottimi Guy Pearce e Claire Foy e che sostiene bene l’intreccio ideato dallo sceneggiatore James Graham per portare sullo schermo la dimensione privata e pubblica necessaria a spiegare la trasformazione di The Sun.
Tra dubbi machiavellici, voglia di rivalsa, rivendicazioni femministe, l’energia sociale post ’68, crimini e decisioni che diventano un punto di non ritorno, Ink trova una chiave di lettura del passato efficace per raccontare il presente, rendendo però il montaggio finale superfluo e poco convincente nel modo in cui ribadisce il ruolo avuto in The Sun nel condurci a fenomeni purtroppo diffusi e tristemente conosciuti come clickbait, paparazzi senza controllo e fake news.

My notes on Mars – Giornate degli autori
Lili Horvát debutta alla regia di un film in inglese con Notes on Mars, un drama a tinte sci-fi che prova a raccontare in modo originale le incomprensioni di una coppia.
Mackenzie Davis e Rupert Friend hanno la parte della scienziata Margot e del suo compagno Sam, due coniugi dalla personalità e dalle caratteristiche molto diverse. Durante un’escursione in montagna, dopo un litigio, Margot scompare misteriosamente, riapparendo successivamente a sorpresa. La giovane, tuttavia, è cambiata e non ricorda nulla della sua vita precedente oltre alle sue ricerche su Marte.
Il tentativo di Sam di riaccendere la fiamma di un amore ormai spento e riavvicinarsi a Margot viene interpretato bene dall’esperto Friend. Notes on Mars, tuttavia, paga il prezzo eccessivo di una sceneggiatura poco incisiva e di un ritmo narrativo fin troppo lento. Gli elementi narrativi, soprattutto dopo la seconda metà del film, diventano piuttosto confusi e deboli nel tentativo di mantenere alta l’attenzione anche sull’elemento meno umano del racconto, facendo però perdere anche alla relazione al centro della storia la carica emotiva necessaria.
L’atmosfera piuttosto suggestiva e la sensibilità di Lili Horvat nel rappresentare le varie fasi dell’amore dei protagonisti non sono tuttavia sufficienti per rendere il risultato finale avvincente, lasciando la sensazione che il progetto sia riuscito solo a metà.

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