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Fresh – Recensione – Sundance 2022

Fiabe come Hansel e Gretel e Pollicino, senza dimenticare il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso, fin dall’infanzia hanno introdotto nella mente dei bambini l’idea dell’orco, del lupo cattivo pronto a mangiare l’innocente di turno. Fresh, l’opera prima della regista Mimi Cave, ne propone ora una versione riveduta e aggiornata al femminile delineando una lotta per la sopravvivenza contro una presenza maschile all’insegna della manipolazione e che porta all’estremo il concetto di donna oggetto.

Il film inizia come una classica commedia romantica: Noa (Daisy Edgar-Jones) è alle prese con appuntamenti deludenti e relazioni destinate a concludersi ancora prima di iniziare. A cambiare la situazione è l’incontro fortuito in un supermercato con Steve (Sebastian Stan), un chirurgo plastico che la conquista con il suo umorismo, attenzioni e capacità di farla sentire a proprio agio. La sua migliore amica Mollie (Jojo T. Gibbs) pensa che ci sia qualcosa di strano in quell’uomo apparentemente perfetto, ma questo non frena Noa davanti alla possibilità di trascorrere con lui un weekend romantico in mezzo alla natura senza poter sapere l’orrore che dovrà affrontare.
La sceneggiatura di Lauryn Kahn costruisce bene il cambio di registro e la regia di Cave è davvero attenta ed efficace nella sua costruzioni di immagini disturbanti e dallo stile affascinante, quasi ipnotizzante in certi passaggi. Il punto debole dell’opera è tuttavia nel modo in cui i vari atti si svolgono con un ritmo e una veridicità poco costanti, arrivando a un epilogo affrettato dopo un costruzione narrativa ben cadenzata e che si concede il tempo giusto per dare sostanza ai personaggi principali.

A essere promossi a pieni voti sono però i due protagonisti di Fresh. La rivelazione di Normal People Daisy Edgar-Jones riesce a dare intensità e credibilità alla disperazione e alla resilienza, anche nei momenti più difficili, di Noa. L’evoluzione da giovane un po’ ingenua a manipolatrice alla pari del suo carnefice è ben costruita e gestita dall’attrice che infonde in egual misura vulnerabilità e forza al suo personaggio. Sebastian Stan si conferma poi come uno degli attori più coraggiosi della sua generazione mettendosi alla prova, dopo la parte di Tommy Lee nella serie Pam & Tommy in arrivo a febbraio, con una parte estrema che riesce a mantenere “umana” nonostante la sua mostruosità e mancanza di morale. La preparazione dell’attore è evidente nei gesti e nelle piccole sfumature che rendono Steve uno psicopatico carismatico e totalmente convinto di essere “normale”.
I personaggi secondari, dalla migliore amica alla moglie del protagonista, avrebbero forse avuto bisogno di maggior spazio per risultare essenziali e utili alla narrazione, tuttavia il lungometraggio riesce a catturare l’attenzione con il suo portare all’estremo una società in cui le donne fanno ancora i conti con uomini che le considerano inferiori e da sfruttare a proprio piacimento, quasi fossero di loro proprietà.
Pur non essendo del tutto memorabile, Fresh farà sicuramente parlare per le performance del suo cast, per il talento della regista e per un racconto provocatorio e in più momenti destinato a un pubblico dallo stomaco forte.