Category Archives: Libri, Musica e Teatro

Figli del mondo – La graphic novel ispirata ai brani di Francesco De Gregori che omaggia i cani

Figli del mondo è l’affascinante graphic novel scaricabile gratuitamente sul sito di LNDC Animal Protection (a questo link) che omaggia i cani, molto presenti nei brani di Francesco De Gregori.

Tramite citazioni e immagini, ispirati a venti canzoni del cantautore romano, viene raccontato tra le pagine l’intreccio d’amore, e di silenziosa comprensione capace di creare non solo legami tanto intensi quanto indissolubili, ma anche momenti di intimità unici, come quelli che segnano il cammino delle grandi amicizie della vita. Il rapporto tra l’uomo e il cane, quindi, può ed è tutto questo, sia nelle canzoni di De Gregori sia nelle attività giornaliere di LNDC Animal Protection, degli oltre 3mila volontari e di tutto il team dell’associazione che strenuamente lavora per portare questi preziosi compagni di vita ad essere rispettati, protetti, riconosciuti, amati, ma anche spesso salvati da morte certa. La lotta per la vita e l’amore che ne scaturisce, infatti, è l’altro tema al centro dell’opera, densa anche di momenti poetici e riflessivi nei quali uomo e animale viaggiano senza ombra di dubbio sulla stessa strada, dentro un orizzonte comune.

Da Quattro cani fino a Due Zingari e Sempre per sempre le immagini di questa amicizia scorrono nelle pagine della graphic novel scritta e voluta da Michele Pezone, responsabile diritti animali LNDC Animal Protection che, con questo lavoro, ha voluto togliersi le vesti di avvocato a difesa degli animali per indossare quelle, decisamente più romantiche, di uomo in osservazione della vita. “La storia raccontata”, spiega Pezone, “è stata illustrata dal mio caro amico Francesco Di Gregorio e Francesco Colafella, valorizzata poi dal progetto grafico di Silvia Paglione. Vuole essere un omaggio da parte di LNDC, oltre che mio, a De Gregori per ringraziarlo di tutto quello che, senza saperlo, è stato per me e per tutte le persone che nei suoi brani hanno ritrovato e nutrito tante parti preziose di sé. E che continueranno a farlo, perché parole e musica non sbiadiscono, come la luce dell’antica e intramontabile amicizia che lega uomini e animali”.  

The Rural Diaries – Hilarie Burton Morgan: recensione

The Rural Diaries di Hilarie Burton Morgan è più di un’autobiografia: fin dalle prime pagine è in grado di far immergere i lettori in un’atmosfera piena di calore e onestà.
Dopo aver letto solo il prologo, personalmente, ho inserito il nome dell’attrice nella lista delle celebrities che vorrei tra i miei migliori amici in una dimensione parallela: non solo da bambina aveva degli ottimi gusti letterari, ma è riuscita a realizzare un sogno che una parte di me ha sempre avuto, ovvero vivere in una residenza in mezzo al verde e occuparsi di animali e piante restando distante da una società in cui i rapporti umani sono numerosi e, nella maggior parte dei casi, purtroppo sporadici e superficiali. James Herriot, Cime Tempestose, Black Beauty e i paesaggi fantastici e meravigliosi di capolavori come Il Signore degli Anelli e le Cronache di Narnia hanno influenzato la mia infanzia e hanno reso incredibilmente semplice comprendere le motivazioni che hanno spinto Hilarie e Jeffrey Dean Morgan a trasferirsi in una fattoria nell’area dell’Hudson Valley.

A metà tra Stars Hollow di Una mamma per amica e un’atmosfera in stile campagna inglese, il mondo raccontato tra le pagine sembra quasi troppo idilliaco per essere vero e l’attrice riesce a descrivere gli abitanti, le difficoltà quotidiane e ciò che anima la comunità quasi come se fosse un romanzo, senza evitare di affrontare tematiche drammatiche come le molestie sessuali subite durante la realizzazione di One Tree Hill, i problemi di fertilità, lutti e sconfitte. Hilarie Burton ha uno stile di scrittura scorrevole e non esita a condividere le proprie emozioni, permettendo così ai lettori di seguire l’evoluzione della sua vita privata e professionale senza filtri. La presenza tra le pagine di consigli pratici, ricette e foto rende la lettura ancora più stimolante e The Rural Diaries trasmette progressivamente la sensazione di non stare leggendo, ma avendo una conversazione con un’amica che non si vedeva da tempo e con cui sei felice di riprendere i contatti scoprendo cosa le è accaduto negli anni in cui non si hanno avuto contatti.

Il racconto del modo in cui si è evoluta la storia d’amore con Jeffrey Dean Morgan è proposto con una, forse, inaspettata onestà, senza nascondere i momenti di difficoltà e i problemi di comunicazione che avrebbero potuto causare un allontanamento. La rappresentazione mai idealizzata del loro rapporto è uno degli elementi migliori dell’opera e rende impossibile non vedere i post condivisi sui social media dalla coppia con ancora più affetto e simpatia.
Al termine della lettura, davvero scorrevole e coinvolgente, diventa complicato non dover fare i conti con la voglia di trascorrere più tempo in mezzo alla natura o resistere alla tentazione di trovare un modo per ordinare i dolci di Samuel’s oltreoceano, per provare tutte le specialità del negozio e poter sostenerne l’attività anche a distanza.

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Fire Cannot Kill a Dragon – James Hibberd, la recensione

La serie Game of Thrones – Il Trono di Spade ha, senza alcun dubbio, lasciato il segno nel mondo televisivo e dell’intrattenimento e James Hibberd con Fire Cannot Kill a Dragon regala un interessante e imperdibile racconto del dietro le quinte dello show.
Il volume scritto dal giornalista di Entertainment Weekly ripercorre tutte le fasi della realizzazione dell’adattamento televisivo della saga creata da George R.R. Martin dalla sua ideazione al tanto discusso epilogo, avvalendosi di interviste, ricordi personali e anneddoti condivisi dagli showrunner, dai produttori, dai protagonisti e dall’autore dei romanzi.

Uno dei dettagli che spesso i critici e i fan minimizzano, o addirittura dimenticano, è la portata dell’impresa compiuta da David Benioff e Dan Weiss che hanno preso un’opera dalle caratteristiche “impossibili” da tradurre per lo schermo gettando le basi, all’epoca in modo inconsapevole, per un successo mondiale in grado di dare vita anche a spinoff, progetti editoriali, videogame e avere un impatto incredibile sulla cultura e sulla società, ispirando persino i genitori nella scelta dei nomi per i propri figli.
Hibberd parte proprio dall’idea, sulla carta quasi folle, di portare la storia di Martin sugli schermi televisivi, dai primi incontri con Martin e dagli incontri con i vertici della HBO, affrontando i dubbi e le perplessità legate al potenziale interessamento da parte degli spettatori per un progetto fantasy in costume. I risultati inferiori alle aspettative ottenute da Roma e il paragone insostenibile con la trilogia del Signore degli Anelli firmata da Peter Jackson avrebbero potuto rendere irrealizzabile il sogno dei due sceneggiatori e produttori emergenti, riusciti però a ottenere la fiducia necessaria a produrre l’episodio pilota.

Le persone che hanno amato seguire la lotta per il potere a Westeros in Fire Cannot Kill A Dragon possono scoprire nuovi dettagli del pilot realizzato e mai andato in onda e i motivi per cui è stato necessario effettuare dei cambiamenti tra gli interpreti e ritornare sul set. Il racconto di come è stato effettuato il casting è inoltre davvero piacevole da ripercorrere attraverso i ricordi delle star che, prima di ottenere ruoli ormai iconici, erano in molti casi ai primissimi passi della propria carriera come accaduto a Kit Harington, Sophie Turner o Maisie Williams, senza dimenticare Emilia Clarke che ha ottenuto la parte di Daenerys sostituendo Tamzin Merchant, interpreta della giovane Targaryen nella prima versione del pilot.

L’amore dell’autore del libro per Game of Thrones traspare nella sua narrazione, permettendo in un certo senso di immedesimarsi con il suo punto di vista nel ripercorrere i momenti cult dello show come la morte di Ned Stark, la prima apparizione dei draghi, le traumatiche Nozze Rosse e le spettacolari scene di battaglia, le tante morti, l’introduzione (poco riuscita) di Dorne, la traumatica camminata di Cersei in mezzo alla folla urlante per “espiare” i propri peccati, la controversa prima notte di nozze tra Sansa e Ramsay, fino agli eventi dell’ultima stagione.
Hibberd offre degli approfondimenti su tutte le decisioni prese dagli autori e sul monumentale lavoro compiuto dal team della produzione, ribadendo il valore di un progetto che, per ambizione, ha difficilmente dei paragoni nel panorama televisivo degli ultimi anni e ha aperto le porte a una nuova ondata di titoli fantasy sul piccolo e grande schermo.
Il libro permette anche di capire quanto il talento delle persone impegnate dietro la telecamera, dal team che ha coordinato tutto il lavoro dal punto di vista produttivo ai r visionari come Miguel Sapochnik, abbia contribuito in maniera significativa a costruire alcuni dei momenti più indimenticabili di Game of Thrones, celebrando i sacrifici compiuti durante la creazioni di puntate che sono ormai entrate nella storia della televisione, dalla Battaglia dei Bastardi alla Lunga Notte.

Lo stile di scrittura scorrevole e i contenuti accattivanti e interessanti rendono A Fire Cannot Kill a Dragon una lettura stimolante e che colma un po’ la mancanza dello show, in attesa del già annunciato Fire and Blood e dei potenziali show attualmente in fase di sviluppo per HBO, lasciando però la voglia di rivedere tutte le stagioni di Game of Thrones.

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A Panda piace l’avventura, recensione

A Panda piace l’avventura di Giacomo Keison Bevilacqua ha la capacità rara di divertire e commuovere in egual misura, affrontando con delicatezza e sensibilità tematiche molto importanti che portano i lettori a riflettere sui legami con la famiglia, gli amici e con il modo con cui ci si confronta e gestisce la propria ansia, ma anche l’ozio, la creatività e la pigrizia che il talento dell’autore rende dei veri e propri personaggi.

La storia raccontata nel volume a colori, edito in maniera davvero attenta da Feltrinelli Comics, prende il via quando Panda riceve un regalo inaspettato nel giorno del suo compleanno: un pennino che si rivela magico. Una serie di indizi lo porterà a compiere un viaggio ricco di sorprese per andare alla ricerca del nonno, accompagnato dalla sua amica Ansia.

A Panda piace l’avventura è un’opera in grado di conquistare lettori di tutte le età e anche chi potrebbe avere dei preconcetti o dubbi sulle graphic novel o le serie a fumetti. La storia, ricca di dolcezza e umorismo, conquista fin dalle prime pagine e tutti i personaggi sono delineati con grande cura, rendendo la narrazione, capitolo dopo capitolo, sempre più coinvolgente. Entrare nei dettagli di quanto raccontato rischierebbe di smorzare le emozioni suscitate o il divertimento, tuttavia non si può non lodare l’approccio intelligente alla rappresentazione della creatività e della pigrizia, senza dimenticare l’ormai, per chi segue da tempo l’artista, conosciuto ritratto di Ansia come una presenza quasi amica, seppur non priva di lati potenzialmente negativi di cui bisogna essere consapevoli.

Ogni tavola è ricca di dettagli, colori e significati che, senza retorica o forzature, portano a un epilogo toccante e, in particolare per chi ha vissuto un’esperienza simile a quella di Panda, davvero catartico.
A Panda piace l’avventura possiede il raro dono di far passare nel giro di poche pagine dalle risate alle lacrime e lasciare i lettori con la sensazione di essere più leggeri, meno soli e forse maggiormente indulgenti nei confronti dei propri momenti di debolezza e difetti, avendo imparato delle grandi lezioni di vita grazie a Panda, ai suoi amici e, soprattutto, ai nonni, non solo quelli del protagonista.*

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Charlie Mackesy – Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo

Pochi libri hanno il potere di conquistare gli occhi, il cuore e la mente dei lettori di tutte le età: Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo di Charlie Mackesy è una di quelle opere.

Al centro del semplice, ma emozionante, racconto ci sono un bambino, una talpa che ama mangiare le torte ed è piena di vita, una volpe un po’ sospettosa e un cavallo davvero saggio e gentile. I quattro amici affrontano il mondo, si pongono molte domande e si aiutano a vicenda per capire cosa è veramente importante nella vita e quanto l’amicizia sia essenziale per superare ogni ostacolo.

L’opera di Charlie Mackesy è davvero senza tempo grazie ai suoi messaggi universali espressi con onestà, gentilezza e purezza d’animo. La bellezza dei disegni dell’artista è in grado di spaziare tra i momenti onirici a quelli più personali, dando dinamicità al tratto e personalità alle sue creazioni.

Diventa quasi impossibile non desiderare le stampe di Mackesy che ci ricordano immediatamente le lezioni di vita che andrebbero apprese a ogni età e che, in questa annata così difficile, diventano davvero essenziali. Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo sa confortare, emozionare, commuovere e regala un calore che solo i grandi artisti possono creare con disegni e parole.

Il libro, pubblicato in Italiano da Salani, non dovrebbe mancare in ogni casa per poter ritornare nel mondo creato tra le pagine non appena se ne sente il bisogno, lasciandosi trasportare dalla poesia e dalla magia della semplicità.

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Dash & Lily, i romanzi di Rachel Cohn e David Levithan

La serie Dash & Lily ha conquistato gli spettatori di Netflix con un mix ben calibrato di romanticismo, atmosfera natalizia e problemi adolescenziali che non risultano mai stucchevoli o banali, e per chi volesse scoprire cosa accadrà alla coppia al centro degli eventi si possono leggere i tre romanzi scritti da Rachel Cohn e David Levithan, nonostante molti elementi siano diversi dopo il passaggio dalle pagine al piccolo schermo.

Al centro della storia ci sono Lily, una teenager un po’ goffa e outsider dalla famiglia “ingombrante” a cui è molto legata, e Dash, un ragazzo i cui genitori sono divorziati e che non ama affatto il Natale. Lily attende invece dicembre con grande gioia fino a quando i suoi genitori decidono di partire per le isole Fiji durante le festività, situazione che interrompe le tradizioni della figlia causandole un po’ di spaesamento e tristezza. Il fratello della giovane, Langston, decide così di ideare per lei un “passatempo”: una serie di sfide lanciate tramite un quaderno rosso nascosto nell’iconica libreria di New York Strand, scoprendo così se qualcuno avrà il coraggio e la capacità di rispondere e interagire a distanza con lei. A farlo è Dash e i due teenager iniziano a conoscersi tramite le confessioni e i racconti scritti tra le pagine di quel taccuino rosso.

I due autori si sono occupati dei diversi punti di vista della storia in tutti e tre i romanzi che sono ambientati a Natale, ovviamente a distanza di un anno uno dall’altro. I lettori possono così entrare nella mente di Dash e Lily e seguirne la crescita tramite gli eventi che li separano dal 25 dicembre. L’approccio alla narrazione e la struttura risulta scorrevole e, nonostante 11 mesi vengano riassunti a grandi linee e tramite i dettagli legati ai contrattempi e alle incomprensioni che sostengono la storia, si riescono a capire emozioni e problemi dei due teenager. Dopo Book of Dares, The Twelve Days of Dash and Lily dà maggiore spazio ai problemi in famiglia di entrambi i personaggi principali e Mind the gap ne segna quindi il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Proprio il terzo capitolo della storia ideata da Cohn e Levithan è forse quello più interessante, non solo per il cambio di ambientazione da New York a Londra, ma perché archiva dubbi sentimentali e incertezze tipiche dei teen drama per dare maggior spazio alla ricerca della propria identità.

La storia d’amore, seppur rivolta a un target molto giovane evitando così situazioni troppo “adulte” o drammatiche, è ben gestita per mostrare come l’incontro di due personalità molto diverse possa comunque dare vita a una relazione in grado di far crescere e maturare, sostenendosi a vicenda e aiutando a superare insicurezze e traumi personali.
Tra divorzi, malattie in famiglia, rancori e incomprensioni, Dash e Lily affrontano situazioni in cui è facile immedesimarsi e immediatamente comprensibili, rendendo così la lettura piacevole e soddisfacente per chi non è alla ricerca di un’opera particolarmente impegnativa.
Al termine della trilogia, inoltre, rimane la voglia di scoprire qualcosa in più di personaggi come Boomer, Mrs. Basil E. e la nonna di Dash, new entry nel racconto davvero irresistibile.
Sarà poi interessante scoprire come verrà riempito nella seconda stagione dello show il vuoto causato dall’assenza di Boris, un amico a quattro zampe che nei romanzi diventa un personaggio importante per molti motivi.

La trilogia di Dash & Lily non richiede molte ore da destinare alla lettura e, se avete amato la serie televisiva, rappresenta sicuramente un modo piacevole per trascorrere il tempo durante il periodo natalizio.

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Three Kings, recensione – Old Vic: In Camera

Three Kings, l’emozionante opera scritta da Stephen Beresford per l’iniziativa Old Vic: In Camera, ritorna nelle case grazie a In Camera: Playback dal 2 al 4 dicembre, permettendo così di apprezzare nuovamente l’enorme talento di Andrew Scott, alle prese con un testo che fa emergere la sua incredibile versatilità e un’intensità che sfiora l’animo dello spettatore come accade raramente.


Il monologo affronta il tema del rapporto tra genitori e figli raccontando la storia di Patrick da quando ha otto anni all’età adulta, alle prese con un padre assente con cui cerca di creare e mantenere un legame nonostante le costanti delusioni e le sofferenze causate. Patrick ripercorre la vita del genitore attraverso quel rapporto disfunzionale, dando spazio alla propria evoluzione e crescita emotiva fino a un epilogo che commuove fino alle lacrime.

‘You can’t love what disappoints you’. He says. ‘Can You?’ And before I answered that, because I can answer that, he says something I never expected to hear in a voice that I’ve never heard him use. ‘Will you pray for me?’

Beresford ha firmato con Three Kings un testo di rara bellezza nonostante la durezza degli eventi raccontati seguendo il racconto di Patrick che ripercorre le sue interazioni con il padre assente e distaccato emotivamente da quando era bambino e cerca di risolvere il gioco dei Tre re nel disperato tentativo di conquistarne l’ammirazione. L’opera teatrale dà poi spazio alla delusione adolescenziale e alla consapevolezza che contraddistingue l’età adulta, fino all’addio e al lutto, dovendo fare i conti con un’eredità emotiva e scoperte legate alla famiglia che obbligano a rivalutare molti elementi della propria vita.
L’autore sa calibrare perfettamente gli elementi più drammatici con un approccio narrativo in cui non manca l’ironia e la dolcezza, approfondendo in modo semplice, realistico e coinvolgente le varie fasi della storia.


Three Kings sembra davvero costruito su misura per Andrew Scott e risulta praticamente impossibile immaginare un altro attore nel ruolo di Patrick: la star di Sherlock e Fleabag sa trovare il giusto approccio a ogni segmento dell’opera, sottolineando tutte le differenze esistenti nelle varie fasi della vita del suo personaggio con la postura, il tono della voce, le pause e sguardi che, grazie alla versione streaming di Three Kings, possono essere apprezzati al meglio con le inquadrature ben studiate per seguire la performance dell’attore.
Scott nella parte di Patrick vi spezzerà il cuore e vi regalerà un viaggio nella mente e nel cuore di un figlio che obbligherà a riflettere sul significato di paternità e di amore, e sulle ferite interiori che ognuno di noi subisce, per vari motivi, e con cui deve convivere durante la propria esistenza.

Se non avete avuto occasione di assistere alle rappresentazioni andate in scena a settembre, non perdete l’occasione di apprezzare un’opera davvero indimenticabile che si spera di vedere in futuro dal vivo tra le mura di un teatro.

Matt Haig – La Biblioteca di Mezzanotte

Matt Haig propone con La biblioteca di mezzanotte un romanzo che riesce a rivolgersi con sensibilità ed efficacia a chiunque si trovi in un momento difficile o, semplicemente, si sia chiesto almeno una volta come sarebbe cambiata la propria vita se si fossero compiute delle scelte diverse.
La protagonista Nora Seed ha perso ogni speranza: il suo gatto è morto, è stata appena licenziata, il fratello non le rivolge più la parola, i suoi sogni di diventare una campionessa di nuoto o una cantante di successo sono da tempo andati in fumo, e la sua vita non sembra avere più uno scopo. Nora è assolutamente convinta di voler morire e quando tenta di suicidarsi si ritrova inaspettatamente in una biblioteca. Tra la vita e la morte esiste infatti un luogo dove si riceve la possibilità di “provare” delle vite diverse, rivalutando così l’importanza dei rimpianti avuti nella propria esistenza.

L’esperienza personale di Haig con la depressione e i problemi mentali aiuta a delineare un racconto significativo che sfrutta la teoria dell’esistenza degli universi paralleli per celebrare ciò che rende una vita degna di essere vissuta e le infinite possibilità che ognuno di noi ha in ogni momento.
Lo scrittore costruisce una storia semplice che però riesce a rivolgersi a tutti senza eccedere nella retorica, partendo dalla figura di una donna che sembra aver perso tutte le occasioni per essere felice. Attraverso l’espediente della Biblioteca di Mezzanotte, una specie di limbo che assume caratteristiche diverse in base alla persona che ci si ritrova, si esplorano tutte le direzioni che la vita di Nora avrebbe potuto prendere, scoprendo così che non esiste una vita perfetta, ma ogni possibile decisione porta a diverse combinazooni di problemi e insoddisfazione.


Il romanzo di Haig è costruito in modo scorrevole e, nonostante il rischio di risultare ripetitivo e ridondante, riesce invece a mantenere alta l’attenzione del lettore che segue Nora comprendendone le debolezze e la sensibilità, elementi che la portano ad affrontare il rapporto con gli altri e chi fa parte della sua vita con fin troppa attenzione per i sentimenti e le opinioni degli altri.
La biblioteca di mezzanotte, pur rimanendo sulla superficie di certi aspetti della storia e costruendo le situazioni per dimostrare la teoria alla base del progetto, è un’opera piacevole dal messaggio importante, adatta per chi cerca una lettura che affronta le tematiche del lutto, dei rimpianti, dei sogni mai realizzati e delle ambizioni non seguite con semplicità, un pizzico di magia e addentrandosi in atmosfere molto vicine a La vita meravigliosa, un classico che ha lasciato il segno in tante generazioni, destino che il libro di Haig sembra in grado di replicare senza troppa fatica.

The Places I’ve Cried in Public – Holly Bourne

Holly Bourne affronta con The Places I’ve Cried In Public la complessa, e tristemente attuale, tematica degli abusi emotivi e fisici subiti durante quella che si considerava essere una storia d’amore, firmando un romanzo che si rivolge con onestà a un target adolescenziale non risparmiando però dei passaggi realistici e brutali.
Il risultato finale è simile a quello ottenuto da Jay Asher con Tredici – 13 Reasons Why: parlare di argomenti difficili attraverso la prospettiva di una giovane che ripercorre quanto le è accaduto per provare a capire gli errori compiuti, quali segnali non aveva colto e cercare di superare il trauma per iniziare un nuovo capitolo della propria vita.

Al centro della trama c’è Amelie, una studentessa del liceo che si trasferisce con i suoi genitori in una nuova città, dovendo lasciarsi alle spalle gli amici e un ragazzo che ama. La ragazza è molto timida, è brava come cantautrice e ha dei gusti un po’ vintage in fatto di look. Amelie sembra stia per trovare la giusta compagnia di amici quando fa la conoscenza di Reese, un ragazzo carismatico che come lei è appassionato di musica, e la sua vita cambia drasticamente. Il rapporto con il giovane è all’insegna di pressioni psicologiche e incomprensioni e Reese, come l’avevano avvisata, inizia a dimostrare di essere possessivo, narcisista e incapace di provare empatia nei confronti del prossimo. Il romanzo segue Amelie mentre va in tutti i luoghi in cui ha pianto a causa di Reese e permette così ai lettori di scoprire le tappe che l’hanno portata in terapia e a dover cercare di dare un senso a quanto le è accaduto.

Holly Bourne inizialmente rende un po’ complicato immedesimarsi in Amelie e alla sua incapacità di andare oltre le apparenze quando incontra Reese, tuttavia il libro progressivamente rende maggiormente comprensibile il suo bisogno di affetto, la solitudine, le insicurezze e il desiderio di avere qualcuno accanto a lei, elementi che la rendono “cieca” di fronte a tutti i segnali negativi che contraddistinguono la sua relazione. L’ultima parte del libro diventa più dura e straziante e rende impossibile non pensare a quante persone intorno a noi potrebbero trovarsi in una situazione analoga a quella della giovane protagonista senza che nessuno se ne accorga o sottovaluti quello che stanno vivendo.

The Places I’ve Cried In Public sostiene dei messaggi molto importanti, ricorda l’importanza di confidarsi con esperti in psicoterapia, di perdonare se stessi e gli alti e di saper riconoscere chi merita davvero di far parte della nostra vita.
La scrittrice, attraverso la voce di Amelie, così fragile e al tempo stesso determinata a trovare la propria forza interiore, mette i propri lettori di fronte a un racconto realistico e molto duro che non può lasciare indifferenti nonostante una narrazione non priva di difetti.
Il romanzo di Holly Bourne sarebbe perfetto, per come è strutturato e per i suoi contenuti, per diventare una serie televisiva in grado di rivolgersi senza filtri, proprio come accaduto con la prima stagione di Tredici, ai giovani e agli adulti per parlare di una realtà che andrebbe mostrata, capita e analizzata.

La citazione:

“Abuse is also when your personality is attacked, not just your body. Abuse is feeling like you constantly have to walk on eggshells around the person you’re supposed to love. Abuse is being cut off from your friends, even if you could never prove it was their idea you did it. Abuse is being made to feel you’re going crazy. Abuse is being lured in with grand promises and wild declarations of love that can never be sustained. Abuse is being pushed into doing sexual things you’re not comfortable with. That is also called rape, another word that has taken me some time to feel belongs to me. Abuse is intentionally humiliating you. Abuse is constantly blaming you for everything, and never them.”