wildfire

Wildfire, recensione – TIFF 20

Due sorelle e una nazione, in ambedue i casi che cercano di superare i propri traumi e un passato complicato, sono alla base di Wildfire, il debutto alla regia di Cathy Brady che non riesce a superare del tutto i limiti della propria sceneggiatura pur potendo contare su due performance davvero intense da parte delle protagoniste.

Il film prende il via con il ritorno di Kelly (Nika McGuigan) a casa, in Nord Irlanda, prendendo alla sprovvista la sorella Lauren (Nora-Jane Noone). Le due giovani sono separate dal punto di vista anagrafico solo di un anno, ma non potrebbero essere più diverse. Lauren conduce una vita tradizionale e tranquilla, mentre Kelly ha sempre avuto più problemi. Il confronto tra le due farà emergere traumi e rimpianti.

La prematura scomparsa di Nika McGuigan a causa di un cancro rende la visione di Wildfire ancora più malinconica e suscita un po’ di dispiacere per l’occasione non colta del tutto pienamente dalla regista. Cathy Brady ha avuto l’ambiziosa idea di creare un parallelo tra la vita delle due protagoniste e la situazione del Nord Irlanda e questo elemento, evidente nell’inserimento di alcune scene slegate dalle semplice dinamiche esistenti in famiglia, non è del tutto gestito nel migliore dei modi all’interno di una narrazione che fatica inoltre nel sviluppare gli elementi drammatici. I contrasti tra le due sorelle sono fin troppo esasperati e privi di quelle sfumature che avrebbero potuto rendere le interpretazioni di Noora-Jane Noone e Nika McGuigan emotivamente più coinvolgenti e tematicamente rilevanti.
L’elemento del lutto subito dalle due sorelle, ovviamente collegato alla violenza avvenuta nell’area, viene ribadito più volte e declinato in modi differenti parlando dell’assenza del padre fin da quando erano bambine e dall’improvvisa scomparsa della madre ed entrambe le perdite sono rappresentate in modo purtroppo non approfondito. Più attenzione, invece, è stata data all’elemento legato alla salute mentale e dell’incapacità di trovare la propria identità e le proprie radici.

Cathy Brady dimostra comunque un buon talento nel saper intrecciare due dimensioni così complesse con una certa originalità, tuttavia l’inesperienza le impedisce di dare compattezza a una storia che appare fin troppo frammentata per tematiche ed emozioni. Wildfire dimostra il buon potenziale della regista e, nonostante il risultato non sia all’altezza delle aspettative, viene sostenuto da delle interpretazioni che sanno mettere al centro le emozioni di due sorelle la cui storia, seppure soltanto a tratti, riesce a emozionare.

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